Chirurgia del cheratocono

L’evoluzione del cheratocono non è, purtroppo, prevedibile: vi sono pazienti in cui la malattia progredisce rapidamente in pochi mesi per poi stabilizzarsi per anni; altre persone peggiorano invece lentamente ma inesorabilmente. Il cheratocono può evolvere al punto da richiedere una soluzione chirurgica. Negli stadi più avanzati, infatti, la deformazione della cornea non è più compatibile con una corretta applicazione delle lenti a contatto e spesso si associano delle smagliature e delle opacità della cornea che ostacolano in modo irrecuperabile la visione. In questi casi, che rappresentano circa il 20% delle forme più gravi di cheratocono, si rende necessario il trapianto di cornea detto cheratoplastica. Questo è un intervento di microchirurgia, eseguito con l’aiuto di un microscopio operatorio. Consiste nella sostituzione della cornea malata con una sana prelevata da un donatore. L’intervento dura da trenta minuti a un’ora e mezza e può essere fatto in anestesia generale o in anestesia locale.
Esistono fondamentalmente due tipi di cheratoplastica:

1. perforante: un disco centrale della cornea viene sostituito completamente, a tutto spessore (come illustrato nel disegno a destra).
2. lamellare: solo una lamella, uno strato di cornea, viene sostituita. Più propriamente sarebbe necessaria una ulteriore classificazione e si può parlare di cheratoplastica lamellare superficiale o profonda. La prima fornisce risultati visivi peggiori e viene preferita solo quando interessa maggiormente rinforzare la cornea assottigliata.

Per tanti anni il problema maggiore della cheratoplastica è stato quello di reperire un numero sufficiente di donatori. Oggi la disponibilità di cornee è maggiore e quindi il trapianto di cornea non deve più essere visto come un evento eccezionale.
Poiché la cornea è priva di vasi sanguigni,il rigetto della cornea trapiantata è una evenienza poco probabile ma possibile.
Attualmente l’intervento più praticato è la cheratoplastica perforante ma c’è una decisa tendenza ad incrementare il numero delle cheratoplastiche lamellari profonde per una serie di utili motivi. Il primo vantaggio della tecnica lamellare rispetto ad una cheratoplasticaperforante è al tavolo operatorio, dato che il bulbo oculare non viene aperto e l’intervento non espone il paziente ai rischi propri degli interventi ad occhio aperto. Nel postoperatorio si evidenzia ulteriormente il vantaggio della cheratoplastica lamellare; infatti, poiché non viene trapiantato l’endotelio, un eventuale rigetto immunologico è possibile ma solo in forma autolimitante, senza effetti nocivi per la cornea. La qualità della visione migliora con il trapianto di cornea, ma in alcuni pazienti altre soluzioni meno invasive possono consentire un controllo della patologia. Questo perché ci sono i possibili rischi della chirurgia ed i risultati visivi spesso sono tali da richiedere comunque l’uso degli occhiali e/o delle lenti a contatto.

 

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